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"Davanti
a noi non c'era più nulla, tranne la grande depressione della pianura fiamminga vista
come in trasparenza, ma dietro di noi c'era il casino dei reggimenti decimati, dei soldati
isolati che se la trottavano via, degli uomini di collegamento che buttavano gli apparati
di segnalazione che li impacciavano, dei feriti che berciavano, delle trincee tedesche che
ci eravamo lasciati alle spalle e che si rianimavano, coi boches che uscivano alla rinfusa
dai loro rifugi per tempestare il campo di battaglia di pallottole di mitragliatrici in
ogni direzione, delle bombe a mano che scoppiavano, delle esplosioni, il tutto scandito
dalle potenti granate tedesche che arrivavano come treni in stazione, spappolando ogni
cosa, mollando nuvolacce di fumo nere, gialle, color cioccolata, rossastre, sormontate dal
pennacchio degli shrapnels, e i folli miagolii dei 75 che s'accanivano nel voler pelare e
rastrellare la cresta da noi conquistata"; "Un braccio umano grondante di
sangue, un braccio destro strappato netto sopra il gomito, con la mano ancor viva che
affondava le dita nella terra come per abbarbicarcisi, e il cui stelo sanguinolento
oscillava adagio adagio per poi fermarsi del tutto in equilibrio". |