LA MANO MOZZA

Il romanzo di Blaise Cendrars, La main coupée, viene pubblicato in Francia nel 1946, all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale, ma racconta l'esperienza vissuta dall'autore sul fronte franco-tedesco durante la Grande Guerra, quando, dopo essersi arruolato nella Legione Straniera, in quanto cittadino svizzero, fu inviato con il grado di caporale ad affrontare le tremende battaglie di logoramento prima nella zona dell'Artois, poi in quella della Champagne.Anche se scritto a trent'anni di distanza, il libro conserva la vivacità e l'immediatezza delle testimonianze colte dal vivo. La stupidità e la volgarità della guerra emergono attraverso una serie di ritratti e di episodi che mettono in risalto la sua tragedia, ma anche il gusto per la sfida e l'avventura con cui può essere vissuta. Soprattutto emerge l'umanità di chi la combatte, la rassegnazione, il coraggio, le debolezze e la viltà degli uomini che ne sono travolti, che Cendrars racconta con un senso di umana compassione e, nello stesso tempo, con un crudo ed efficace realismo, che dà vita a descrizioni che si imprimono con forza nella memoria del lettore:
manomozza.JPG (24216 byte) "Davanti a noi non c'era più nulla, tranne la grande depressione della pianura fiamminga vista come in trasparenza, ma dietro di noi c'era il casino dei reggimenti decimati, dei soldati isolati che se la trottavano via, degli uomini di collegamento che buttavano gli apparati di segnalazione che li impacciavano, dei feriti che berciavano, delle trincee tedesche che ci eravamo lasciati alle spalle e che si rianimavano, coi boches che uscivano alla rinfusa dai loro rifugi per tempestare il campo di battaglia di pallottole di mitragliatrici in ogni direzione, delle bombe a mano che scoppiavano, delle esplosioni, il tutto scandito dalle potenti granate tedesche che arrivavano come treni in stazione, spappolando ogni cosa, mollando nuvolacce di fumo nere, gialle, color cioccolata, rossastre, sormontate dal pennacchio degli shrapnels, e i folli miagolii dei 75 che s'accanivano nel voler pelare e rastrellare la cresta da noi conquistata"; "Un braccio umano grondante di sangue, un braccio destro strappato netto sopra il gomito, con la mano ancor viva che affondava le dita nella terra come per abbarbicarcisi, e il cui stelo sanguinolento oscillava adagio adagio per poi fermarsi del tutto in equilibrio".

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