LA CULTURA EUROPEA ALLA VIGILIA DELLA GUERRA
 

La grande narrativa europea degli anni che precedono la prima guerra mondiale è percorsa dalla consapevolezza di una crisi senza soluzione, dall’incubo di una guerra mortale: da Kafka a Mann, da Musil a Svevo, a Pirandello, la malattia manifesta un male attaccato alle radici della persona, che è il simbolo della dissoluzione dell’epoca moderna.
La modernità muore, dei mali che essa stessa ha generato, nella Grande Guerra e nei totalitarismi che caratterizzeranno l’Europa del dopoguerra.

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Otto Dix, Trittico della guerra, 1929-1932
Dresda, Staatliche Kunstsammlungen

In particolare gli scrittori mitteleuropei denunciano la società disumana creata dai miti razionalistici, come l’autosufficienza dell’uomo e il progresso storico, e ne mettono in evidenza la violenza. L’ottimismo razionalistico porta l’uomo a smarrire il significato della propria esistenza. Al vuoto si reagisce con l’inasprimento della legge, della struttura, con l’esaltazione della violenza, della forza e del potere totalitario capace di ristabilire l’ordine dissolto.
Sul sentimento della realtà visto come assurdo, come enigma, germina il seme della violenza.

LA LETTERATURA DELLA CRISI

L'ESPERIENZA DELLA GUERRA

LA LETTERATURA DELL'INTERVENTO


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