GIUSEPPE UNGARETTI

Fra il 1914 e il 1915 Ungaretti si schiera con gli interventisti e si arruola poi come volontario combattendo sul Carso.
Tuttavia, proprio l’esperienza della guerra, con lo scatenarsi della violenza esasperata, la quotidiana e ravvicinata convivenza con la morte, la distruzione materiale e spirituale che essa porta con sé, fa scattare la rivolta, riaccende il desiderio di vivere, risveglia nell’uomo la coscienza della sua precarietà e da questa rinnovata consapevolezza nasce il senso del legame con gli altri, attraverso la scoperta di una dolorosa fraternità nel destino comune.

Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita. 
                                       

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca
E’ il mio cuore
il paese più straziato.   
                 

Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916

Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente
alla sua
fragilità
Fratelli

Mariano il 15 luglio 1916

Dannazione

Chiuso fra cose mortali

(Anche il cielo stellato finirà)

Perchè bramo Dio?

Mariano il 29 giugno 1916

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